storia di un aeroporto


foto archivio nello di salvo

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Il 64’, anno della nascita della Costa Smeralda, concise con l’avvio dell’Alisarda. Erano gli anni in cui iniziò una nuova ondata d’immigrazione dalle campagne: Olbia aumentò di 3 mila unità e in generale tutti i comuni costieri subirono uno sviluppo demografico rilevante. Oltre 200 mila passeggeri venivano trasportati annualmente al porto di Olbia. Il traffico di merci e passeggeri aumentava. Il boom economico venne facilitato dall’investimento della Costa Smeralda.

L’aeroporto in terra battuta a Vena Fiorita che l’Aga Khan aveva creato nel 64’ non interessava molto gli olbiesi. Il Principe se lo ricordano tutti come un ragazzotto che girava spesso per Olbia, dormiva all’Hotel Jolly di Via Principe Umberto, unico albergo di prima categoria, e mangiava nella pizzeria del Romano in Via Sassari, girando quasi sempre con un maggiolone rosso fiammante.

Prendere l’aereo era costosissimo in quegli anni. L’attività aeroportuale era rivolta soprattutto ai ricchissimi, personaggi del mondo della politica, grossi industriali, gente dello spettacolo, ai principi e i nobili. La sede dell’Alisarda era a Olbia-Venafiorita, il primo aeromobile del 64’ era il Beechcraft C-45 a 8 posti e, qualche anno dopo, nel 1966, vennero acquistati due Nord 262 a 26 posti. Nel 68’, i passeggeri trasportati erano poco meno di 20 mila. Chi atterrava ad Olbia veniva omaggiato con delle ghirlande di rose da delle graziose fanciulle vestite in costume.

Con il progressivo aumento del traffico turistico verso la Sardegna, l’Aga Khan effettuò nuovi investimenti: i Nord 262 furono sostituiti con i Fokker 27 e la pista di Vena Fiorita fu adeguata alle nuove esigenze e ricoperta di cemento e bitume. Poi nel 74’ la spinta propulsiva per incentivare il traffico aereo la diedero i due DC9-14 che entrarono in linea, contestualmente all'apertura del nuovo aeroporto Olbia - Costa Smeralda. Il prezzo dell’aereo per i comuni mortali era un’enormità: cinque volte in più del biglietto della nave. Tranne che per la tratta Olbia-Cagliari che costava mille lire in più del treno, questo nell’ottica rivoluzionaria di voler garantire la continuità isolana.
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Olbia

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